Volevo un piccolo post di Halloween: un fantasma davanti a un rack, un po' di nebbia, finito. Poi ho pensato: facciamolo ballare. È stato il momento in cui il mostro dei token è uscito dal rack.
I numeri dello spavento
Un esempio concreto dal listino Gemini API di Google al 31 ottobre 2026: un'immagine 1K con Gemini 3.1 Flash Lite Image conta 1.120 token di output. Per un video 720p con Gemini Omni Flash Google indica 5.792 token di output al secondo. Cinque secondi fanno 28.960 token: circa 26 volte i token conteggiati.
È un esempio illustrativo, non un benchmark dello stesso modello: immagine e video usano modelli diversi. Token, calcolo, qualità visiva e prezzo non sono unità intercambiabili. In questo caso i prezzi indicati sono circa 0,034 dollari per l'immagine e 0,50 dollari per cinque secondi di video alla tariffa standard, prima di input aggiuntivi e tentativi scartati.
Il vero mostro è «riproviamo»
Il primo fantasma cammina all'indietro. Il secondo ha sette dita. Nel terzo clip il rack diventa un frigorifero. Scartare un'immagine dà fastidio; scartare un video moltiplica secondi, attesa e budget. Ora provo la battuta come immagine fissa prima di generare movimento. Se non funziona ferma, una carrellata difficilmente la salva.
La mia regola di Halloween
Immagine statica per un concetto, uno screenshot, un numero o un'infografica. Video quando è il movimento a portare l'informazione: una sequenza, un cambiamento, una gag che in un singolo frame non esiste. Per questo post basta un'immagine. Il mostro dei token può andare a dormire presto.
I dati ufficiali sono una fotografia del momento. Prima di una campagna controllo prezzi e unità di fatturazione aggiornati, faccio un test rappresentativo e metto in conto i retry. Un prompt di venti parole non è il costo totale.
